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2015-10-03131713
Opera
uccella
Fig. 8
bassorilievo ritoccato
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Quando, nel 2015, l’esposizione Il Bello o il Vero. La scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento, allestita nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, chiuse i battenti, sull’onda del successo riscosso e dell’attenzione mostrata dagli studiosi nacque «Studi di Scultura», inizialmente una collana editoriale di volumi miscellanei, recante il sottotitolo «dall’età dei Lumi al ventunesimo secolo». Quest’ultimo serviva a circoscrivere l’arco cronologico prescelto, come sostituto di “contemporaneo” che, se in sede accademica italiana indica ormai per tradizione tale periodo, può indurre a qualche confusione gli studiosi stranieri e i non addetti ai lavori.

Il primo (e unico) volume, uscito a ridosso della chiusura della mostra (ristampato nel 2018), era diviso in due parti: la prima documentava alcune sezioni aperte dopo l’inaugurazione e al di fuori dell’originario percorso espositivo; la seconda ospitava contributi più generali, di diverso argomento, tra Otto e Novecento. Oggi «Studi di Scultura» hanno una nuova vita e sono una rivista. A conclusione di due giornate di studio dedicate alla scultura, organizzate all’Università Federico II (30 e 31 maggio 2019), nella prima riunione dei membri del Comitato Scientifico fu deciso di sostituire il precedente sottotitolo con «Età moderna e contemporanea». Ciò significava aprire i confini anche agli studi dal primo Rinascimento al Neoclassicismo, evitare possibili fraintendimenti sull’Ottocento e su buona parte del Novecento, ed estendere il raggio cronologico fino all’oggi.

Una voce dedicata esclusivamente alla scultura è ancora oggi un unicum in Italia, e assai rara anche all’estero. Se è vero che la scultura dal Medioevo all’Età moderna non ha mai accusato, negli studi, sostanziali battute d’arresto, trovando spazi nelle sedi più varie, sia editoriali sia espositive, e che i nuovi linguaggi del contemporaneo in senso proprio percorrono canali autonomi e sempre accoglienti, la scultura dell’Ottocento e del primo Novecento non ha avuto, fino a pochi decenni fa, le stesse opportunità. Ultimamente gli studi sono rifioriti, sanando in molti casi enormi lacune. Ne sono testimoni, oltre alle pubblicazioni scientifiche, le diverse esposizioni e i nuovi allestimenti museali – si pensi a quello recente del Petit Palais –, con opere che, dai depositi, timidamente guadagnano spazi accessibili al pubblico. Questa nuova attenzione alla scultura otto-novecentesca, sia in Italia che in Europa, ha aperto inediti punti di osservazione e nuove vie da percorrere. La sfortuna critica, che in Italia non lasciò indenne neppure Canova, non è stata da meno negli altri paesi; oggi, però, il graduale recupero di artisti e di opere sta aprendo nuove prospettive di conoscenza e di opportuna riscrittura della storia dell’arte.

La rivista «Studi di Scultura. Età moderna e contemporanea» vuole essere protagonista attiva e ricettiva di questo processo. Essa ha l’ambizione di accogliere contributi di ricercatori che rivolgono la propria attenzione a questo particolare settore delle arti, che ha ancora tanto da rivelare; e intende crescere nelle più diverse direzioni, sperando di superare sempre più spesso i soli confini italiani. A tale scopo si è dotata di un Comitato Scientifico formato da specialisti che si occupano di scultura da sempre, coprendo l’intero arco cronologico previsto dalla testata.

La rivista, programmata di cadenza annuale e rigorosamente peer-reviewed, si articola in due sezioni: una prima dedicata a saggi lunghi, e una seconda a contri- buti più concisi e circoscritti, a note e riflessioni, a recensioni e a interviste. Tale ripartizione però non è rigida, né obbligatoriamente necessaria, poiché ci si vuole riservare la possibilità di ospitare anche saggi molto lunghi e di variare con flessibilità la struttura a seconda delle esigenze che emergeranno di volta in volta. Saranno poi previsti numeri tematici, per argomento o per cronologia, composti a seguito di specifici inviti. Essa non si rivolge solo alla ristretta cerchia degli studiosi; ma, con una veste editoriale di alta qualità, e soprattutto con la chiarezza espositiva accompagnata al rigore scientifico, mira a raggiungere un pubblico più ampio, per avvicinarlo a una forma d’arte non sempre percepita nella sua vera identità ed effettiva portata.